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👔 Pubblico impiego (D.Lgs 165/2001)

Il Testo Unico sul Pubblico Impiego

Il Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (TUPI) è la fonte cardine della disciplina del rapporto di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni. Esso consolida il processo di privatizzazione/contrattualizzazione, avviato negli anni Novanta, che ha assoggettato la generalità dei rapporti di lavoro pubblico alle regole del diritto privato e alla contrattazione collettiva, in luogo dell'atto unilaterale tipico del diritto pubblico. Restano tuttavia in regime di diritto pubblico alcune categorie (magistrati, personale militare e delle Forze di polizia, carriera diplomatica e prefettizia), mentre resta pubblicistica la cosiddetta 'macro-organizzazione' degli uffici.

Politica e amministrazione, dirigenza

Un pilastro del sistema è la distinzione tra indirizzo politico-amministrativo e gestione (art. 4 D.Lgs 165/2001): agli organi di governo spettano obiettivi, programmi e direttive generali; alla dirigenza spetta l'adozione degli atti gestionali e la responsabilità dei risultati. Il mancato raggiungimento degli obiettivi o l'inosservanza delle direttive genera responsabilità dirigenziale (art. 21), distinta dalla responsabilità disciplinare.

Accesso, mansioni e contrattazione

L'accesso al pubblico impiego avviene, in attuazione dell'art. 97 Cost., tramite concorso pubblico (art. 35), retto da principi di pubblicità, imparzialità ed economicità. Il rapporto di lavoro si svolge secondo l'inquadramento in aree (che hanno sostituito le vecchie categorie A/B/C/D) e le mansioni sono disciplinate dall'art. 52. La contrattazione collettiva si articola su due livelli, nazionale e integrativo: l'ARAN rappresenta le amministrazioni nella trattativa nazionale, sulla base degli indirizzi dei comitati di settore.

Responsabilità e codice di comportamento

Il dipendente pubblico può incorrere in responsabilità disciplinare (artt. 55 e seguenti, con procedimento garantito dal contraddittorio), civile (art. 28 Cost.), penale e amministrativo-contabile per danno erariale, accertata dalla Corte dei conti in caso di dolo o colpa grave. Il Codice di comportamento (DPR 62/2013), attuativo dell'art. 54 D.Lgs 165/2001, fissa i doveri minimi di diligenza, imparzialità e correttezza, la cui violazione è fonte di responsabilità disciplinare.

Performance, pari opportunità, lavoro agile

Il D.Lgs 150/2009 ha introdotto il ciclo di gestione della performance, con misurazione e valutazione organizzativa e individuale, sistemi premianti e il ruolo dell'Organismo Indipendente di Valutazione (OIV). Le amministrazioni garantiscono inoltre pari opportunità e assenza di discriminazioni (art. 7), anche tramite il Comitato Unico di Garanzia, e possono ricorrere al lavoro agile (L. 81/2017) quale modalità flessibile di esecuzione della prestazione lavorativa.

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Preguntas de muestra (35)

1. Il testo unico che oggi riordina e consolida la disciplina del rapporto di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni è:

  1. Il D.Lgs. 165/2001 (TUPI)
  2. Il D.Lgs. 150/2009
  3. La L. 241/1990
  4. Il D.Lgs. 267/2000

Il D.Lgs. 165/2001 è il Testo Unico sul Pubblico Impiego (TUPI), che ha consolidato la disciplina del rapporto di lavoro pubblico privatizzato. (Pubblico impiego — Fonti e principi (D.Lgs 165/2001 art. 1))

2. Il processo di 'privatizzazione' o 'contrattualizzazione' del pubblico impiego consiste principalmente:

  1. Nell'assoggettamento del rapporto di lavoro pubblico, salvo eccezioni, alle regole del diritto privato e alla contrattazione collettiva, in luogo dell'atto unilaterale e del diritto pubblico
  2. Nella vendita degli immobili demaniali a soggetti privati
  3. Nell'affidamento a soggetti privati di tutte le funzioni pubbliche
  4. Nella soppressione dei concorsi pubblici a favore delle assunzioni dirette

La privatizzazione ha sostituito, per la generalità dei dipendenti pubblici, l'atto unilaterale di diritto pubblico con il contratto individuale e la contrattazione collettiva, sul modello del lavoro privato. (Pubblico impiego — Privatizzazione del rapporto (D.Lgs 165/2001 art. 2))

3. Ai sensi dell'art. 2 D.Lgs 165/2001, i rapporti di lavoro dei dipendenti pubblici contrattualizzati sono disciplinati:

  1. Dai contratti collettivi e, per quanto non regolato da questi, dalle disposizioni del codice civile e delle leggi sul lavoro subordinato nell'impresa
  2. Esclusivamente da regolamenti governativi
  3. Esclusivamente dallo statuto dell'ente di appartenenza
  4. Dalle sole norme del codice penale

L'art. 2 D.Lgs 165/2001 richiama, in via suppletiva rispetto ai contratti collettivi, il codice civile e le leggi sul lavoro subordinato nell'impresa. (Pubblico impiego — Fonti e principi (D.Lgs 165/2001 art. 2))

4. Quale categoria di personale resta NON contrattualizzata, cioè in regime di diritto pubblico, ai sensi dell'art. 3 D.Lgs 165/2001?

  1. Magistrati, avvocati e procuratori dello Stato, personale militare e delle Forze di polizia
  2. I dipendenti delle Regioni con qualifica impiegatizia
  3. Il personale amministrativo delle scuole
  4. Gli impiegati degli enti locali con qualifica non dirigenziale

L'art. 3 D.Lgs 165/2001 esclude dalla contrattualizzazione, tra gli altri, magistrati, avvocati e procuratori dello Stato, personale militare e delle Forze di polizia, mantenendone il regime di diritto pubblico. (Pubblico impiego — Fonti e principi (D.Lgs 165/2001 art. 3))

5. Individua l'affermazione ERRATA in tema di distinzione tra funzioni di indirizzo politico-amministrativo e funzioni di gestione, ai sensi dell'art. 4 D.Lgs 165/2001:

  1. Gli organi di governo definiscono obiettivi, priorità e programmi mediante direttive generali
  2. Ai dirigenti spetta l'adozione degli atti e provvedimenti amministrativi, inclusa la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa
  3. Gli organi di governo possono sempre sostituirsi ai dirigenti nell'adozione dei singoli atti di gestione, anche in assenza di una specifica previsione di legge
  4. Le attribuzioni dei dirigenti possono essere derogate solo espressamente e ad opera di specifiche disposizioni legislative

L'art. 4 D.Lgs 165/2001 riserva la gestione ai dirigenti; gli organi di governo non possono sostituirsi ad essi nei singoli atti gestionali, salvo espressa deroga legislativa. (Pubblico impiego — Distinzione politica-amministrazione (D.Lgs 165/2001 art. 4))

6. Un Ministro impartisce direttamente al funzionario istruttore ordini puntuali su come redigere un singolo provvedimento amministrativo relativo ad un procedimento specifico, sostituendosi di fatto al dirigente competente. Tale condotta è conforme al modello del D.Lgs 165/2001?

  1. No, perché eccede le funzioni di indirizzo politico-amministrativo e invade la sfera gestionale riservata alla dirigenza
  2. Sì, perché il Ministro è sempre il superiore gerarchico di ogni dipendente del Ministero
  3. Sì, ma solo se il funzionario acconsente
  4. No, ma solo se il provvedimento riguarda materia tributaria

La gestione dei singoli procedimenti spetta ai dirigenti; l'ingerenza diretta dell'organo politico nell'atto gestionale specifico viola il riparto dell'art. 4 D.Lgs 165/2001. (Pubblico impiego — Distinzione politica-amministrazione (D.Lgs 165/2001 art. 4))

7. Il fondamento costituzionale della distinzione tra politica e amministrazione, e del principio di imparzialità e buon andamento della PA, è rinvenibile nell'articolo:

  1. Art. 97 Cost.
  2. Art. 41 Cost.
  3. Art. 81 Cost.
  4. Art. 138 Cost.

L'art. 97 Cost. sancisce i principi di buon andamento e imparzialità dell'amministrazione, base costituzionale della separazione tra indirizzo politico e gestione amministrativa. (Pubblico impiego — Distinzione politica-amministrazione (Cost. art. 97))

8. Rispetto al previgente sistema, la contrattualizzazione del rapporto di pubblico impiego, avviata con il D.Lgs 29/1993 e confluita nel D.Lgs 165/2001, ha comportato, tra l'altro:

  1. L'attribuzione al datore di lavoro pubblico di poteri e capacità analoghi a quelli del datore di lavoro privato nella gestione del rapporto, salve le competenze riservate alla legge e alla contrattazione collettiva
  2. L'abolizione integrale del principio del concorso pubblico per l'accesso
  3. La sottrazione di ogni controversia di lavoro pubblico al giudice ordinario
  4. L'estensione del regime di diritto pubblico a tutte le categorie di dipendenti, inclusi quelli degli enti locali

La riforma ha assimilato la gestione del rapporto di lavoro pubblico a quella privata, pur mantenendo fermi il concorso pubblico e alcuni istituti riservati alla legge. (Pubblico impiego — Privatizzazione del rapporto (D.Lgs 165/2001 art. 2))

9. Il dirigente di una Direzione generale adotta, nell'esercizio dei propri poteri, un atto di gestione del personale (ad esempio l'assegnazione di una unità ad un ufficio) senza una previa direttiva politica puntuale su quello specifico atto. Tale comportamento è legittimo alla luce dell'art. 5 D.Lgs 165/2001?

  1. Sì, perché il potere di organizzazione degli uffici e di gestione del personale spetta agli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, salvo diversa previsione di legge
  2. No, ogni atto di gestione richiede una previa direttiva politica specifica
  3. Sì, ma solo se autorizzato caso per caso dal Ministro
  4. No, perché la materia è riservata alla contrattazione collettiva

L'art. 5 D.Lgs 165/2001 attribuisce ai dirigenti la capacità e i poteri del privato datore di lavoro nella gestione dei rapporti di lavoro, senza necessità di direttive puntuali per ogni singolo atto. (Pubblico impiego — Fonti e principi (D.Lgs 165/2001 art. 5))

10. La giurisdizione sulle controversie relative al rapporto di lavoro pubblico già costituito ('privatizzato') spetta, in linea generale:

  1. Al giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro
  2. Al giudice amministrativo in ogni caso
  3. Alla Corte dei conti
  4. Al giudice penale

Ai sensi dell'art. 63 D.Lgs 165/2001, le controversie sul rapporto di lavoro pubblico privatizzato sono devolute al giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro. (Pubblico impiego — Fonti e principi (D.Lgs 165/2001 art. 63))

11. Il principio del concorso pubblico quale modalità ordinaria di accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni trova fondamento costituzionale nell'articolo:

  1. Art. 97, comma 4, Cost.
  2. Art. 3 Cost.
  3. Art. 51 Cost.
  4. Art. 24 Cost.

L'art. 97, comma 4, Cost. stabilisce che agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge. (Pubblico impiego — Accesso al pubblico impiego (Cost. art. 97; D.Lgs 165/2001 art. 35))

12. Un ufficio del personale deve avviare una procedura di assunzione per un profilo di funzionario laureato. Quale modalità di reclutamento deve seguire, come regola generale, ai sensi dell'art. 35 D.Lgs 165/2001?

  1. Procedure selettive conformi ai principi costituzionali di cui all'art. 97 Cost.
  2. Chiamata diretta nominativa da parte del dirigente responsabile dell'ufficio
  3. Sorteggio pubblico tra gli iscritti a un albo professionale
  4. Cooptazione da parte del personale già in servizio

L'art. 35 D.Lgs 165/2001 impone, quale regola generale per i profili qualificati, procedure selettive conformi ai principi dell'art. 97 Cost. (Pubblico impiego — Accesso al pubblico impiego (D.Lgs 165/2001 art. 35))

13. Tra i principi che, ai sensi dell'art. 35, comma 3, D.Lgs 165/2001, devono essere rispettati dalle procedure di reclutamento NON rientra:

  1. Adeguata pubblicità della selezione e modalità di svolgimento che garantiscano l'imparzialità
  2. Economicità e celerità di espletamento, ricorrendo, ove opportuno, a sistemi automatizzati
  3. Adozione di meccanismi oggettivi e trasparenti per verificare il possesso dei requisiti richiesti
  4. Riserva generalizzata di almeno la metà dei posti disponibili al personale già dipendente dell'amministrazione che bandisce il concorso

Le riserve generalizzate a favore del personale interno non rientrano tra i principi dell'art. 35, comma 3; le riserve sono ammesse solo in casi tassativi e limitati previsti dalla legge. (Pubblico impiego — Accesso al pubblico impiego (D.Lgs 165/2001 art. 35))

14. Un candidato, condannato in primo grado (sentenza non passata in giudicato) per il reato di corruzione, si candida a far parte della commissione esaminatrice di un concorso pubblico per l'assunzione di personale. È legittima la sua nomina?

  1. No, l'art. 35-bis D.Lgs 165/2001 preclude la partecipazione a commissioni di concorso a chi sia stato condannato, anche con sentenza non passata in giudicato, per i reati contro la PA di cui al capo I del titolo II del libro secondo del codice penale
  2. Sì, sempre, perché rileva solo la condanna definitiva
  3. Sì, perché l'art. 35-bis si applica solo ai vincitori di concorso, non ai commissari
  4. No, ma solo se la condanna riguarda reati tributari

L'art. 35-bis D.Lgs 165/2001, norma di prevenzione della corruzione, preclude la nomina a commissario anche in presenza di condanna non definitiva per reati contro la PA. (Pubblico impiego — Accesso al pubblico impiego (D.Lgs 165/2001 art. 35-bis))

15. Quale ente pubblico tipicamente presta supporto tecnico-organizzativo, su impulso della Commissione RIPAM, ai grandi concorsi pubblici unificati per il reclutamento di personale destinato a più amministrazioni statali?

  1. Formez PA
  2. L'ARAN
  3. La Corte dei conti
  4. Il Consiglio di Stato

Formez PA fornisce il supporto tecnico-organizzativo (piattaforma, banche dati, logistica) ai concorsi centralizzati banditi dalla Commissione RIPAM. (Pubblico impiego — Accesso al pubblico impiego (D.Lgs 165/2001 art. 35))

16. I requisiti generali per l'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni includono, tra gli altri:

  1. Cittadinanza italiana o di uno Stato membro dell'Unione europea (salve le eccezioni di legge), idoneità fisica all'impiego e godimento dei diritti civili e politici
  2. L'iscrizione obbligatoria a un partito politico
  3. Il possesso di un titolo di studio non inferiore alla laurea magistrale per qualunque profilo
  4. La residenza anagrafica nel comune sede dell'amministrazione

I requisiti generali di accesso comprendono cittadinanza (italiana o UE, salvo eccezioni), idoneità fisica e godimento dei diritti civili e politici, non l'appartenenza politica o la residenza locale. (Pubblico impiego — Accesso al pubblico impiego (D.Lgs 165/2001 art. 35 e 38))

17. Con riguardo all'accesso dei cittadini di Stati membri dell'UE ai posti nella PA italiana, quale principio generale si applica?

  1. L'accesso è consentito, salve le funzioni che implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri ovvero attengono alla tutela dell'interesse nazionale, per le quali può essere riservato ai cittadini italiani
  2. L'accesso è sempre precluso ai cittadini non italiani
  3. L'accesso è consentito solo previa naturalizzazione
  4. L'accesso è consentito solo per i profili dirigenziali

In coerenza con il diritto UE, l'accesso è aperto ai cittadini UE, salva la riserva ai cittadini italiani per le funzioni che comportano esercizio di pubblici poteri o tutela dell'interesse nazionale. (Pubblico impiego — Accesso al pubblico impiego (D.Lgs 165/2001 art. 38))

18. La procedura concorsuale per l'accesso al pubblico impiego, salvo eccezioni tassative, si conclude con:

  1. La formazione di una graduatoria di merito e l'assunzione dei vincitori nei limiti dei posti messi a concorso
  2. L'assunzione automatica di tutti i partecipanti che abbiano superato la prova preselettiva
  3. Il sorteggio tra gli idonei
  4. La nomina diretta da parte del Ministro

Il concorso pubblico si conclude fisiologicamente con la graduatoria di merito e l'assunzione dei vincitori entro i posti banditi. (Pubblico impiego — Accesso al pubblico impiego (D.Lgs 165/2001 art. 35))

19. Le controversie relative alle procedure concorsuali per l'assunzione presso le pubbliche amministrazioni sono devolute, ai sensi dell'art. 63 D.Lgs 165/2001, alla giurisdizione:

  1. Del giudice amministrativo
  2. Del giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro
  3. Della Corte dei conti
  4. Del giudice penale

A differenza delle controversie sul rapporto di lavoro già costituito (giudice ordinario), le procedure concorsuali per l'assunzione restano devolute al giudice amministrativo. (Pubblico impiego — Accesso al pubblico impiego (D.Lgs 165/2001 art. 63))

20. Un candidato escluso da un concorso pubblico per il mancato possesso di un requisito di ammissione intende impugnare il provvedimento di esclusione. A quale giudice deve rivolgersi?

  1. Al giudice amministrativo (TAR), competente sulle procedure concorsuali
  2. Al giudice ordinario del lavoro
  3. Alla Corte dei conti
  4. Al giudice di pace

L'esclusione da una procedura concorsuale è un atto della fase pubblicistica, impugnabile davanti al giudice amministrativo. (Pubblico impiego — Accesso al pubblico impiego (D.Lgs 165/2001 art. 63))

21. Le forme contrattuali flessibili di assunzione (tempo determinato, somministrazione di lavoro, ecc.) nel pubblico impiego sono disciplinate, in via generale, da quale articolo del D.Lgs 165/2001?

  1. Art. 36
  2. Art. 52
  3. Art. 55
  4. Art. 97

L'art. 36 D.Lgs 165/2001 disciplina il ricorso alle forme contrattuali flessibili di assunzione da parte delle pubbliche amministrazioni. (Pubblico impiego — Accesso al pubblico impiego (D.Lgs 165/2001 art. 36))

22. Un'amministrazione stipula un contratto di lavoro a tempo determinato per fronteggiare un picco di attività stagionale, con termine e causale chiaramente indicati. È conforme all'art. 36 D.Lgs 165/2001?

  1. Sì, poiché il ricorso a forme flessibili è ammesso per rispondere ad esigenze temporanee ed eccezionali
  2. No, perché nel pubblico impiego è sempre vietato il contratto a termine
  3. Sì, ma solo se il lavoratore rinuncia preventivamente a ogni tutela
  4. No, perché serve sempre l'autorizzazione preventiva della Corte dei conti

L'art. 36 D.Lgs 165/2001 consente il ricorso a contratti a tempo determinato per rispondere a esigenze temporanee ed eccezionali, come nel caso di un picco stagionale motivato. (Pubblico impiego — Accesso al pubblico impiego (D.Lgs 165/2001 art. 36))

23. Un Comune ricorre reiteratamente e sistematicamente a contratti a tempo determinato per coprire un medesimo posto di ruolo vacante per diversi anni consecutivi, in violazione della normativa sulle esigenze temporanee. Quale conseguenza, tra le seguenti, NON si produce secondo i principi consolidati per il lavoro pubblico?

  1. La conversione automatica del rapporto in contratto a tempo indeterminato
  2. Il diritto del lavoratore al risarcimento del danno subito a causa della reiterazione abusiva
  3. L'eventuale responsabilità dirigenziale e amministrativo-contabile del dirigente responsabile
  4. Profili di illecito disciplinare a carico del dirigente responsabile

Nel pubblico impiego, diversamente dal settore privato, l'abuso dei contratti a termine non comporta la conversione in rapporto a tempo indeterminato, ma dà diritto al risarcimento del danno e può generare responsabilità dirigenziale, contabile e disciplinare. (Pubblico impiego — Accesso al pubblico impiego (D.Lgs 165/2001 art. 36))

24. Nel bando di concorso pubblico, il principio di adeguata pubblicità è finalizzato in primo luogo a garantire:

  1. La massima partecipazione e la trasparenza della selezione
  2. La riduzione dei tempi della procedura a scapito della partecipazione
  3. La riservatezza dei nominativi dei candidati
  4. L'esclusione dei candidati non residenti

L'adeguata pubblicità del bando, prevista dall'art. 35 D.Lgs 165/2001, mira a garantire la massima partecipazione possibile e la trasparenza della selezione. (Pubblico impiego — Accesso al pubblico impiego (D.Lgs 165/2001 art. 35))

25. Ai sensi dell'art. 1 D.Lgs 165/2001, tra le finalità perseguite dalla disciplina del rapporto di lavoro pubblico rientra:

  1. Accrescere l'efficienza delle amministrazioni, razionalizzare il costo del lavoro pubblico e favorire la trasparenza
  2. Massimizzare il numero di assunzioni indipendentemente dal fabbisogno organizzativo
  3. Sopprimere integralmente la contrattazione collettiva nazionale
  4. Eliminare ogni forma di valutazione della performance del personale

L'art. 1 D.Lgs 165/2001 indica tra le finalità l'accrescimento dell'efficienza, la razionalizzazione del costo del lavoro pubblico e la trasparenza, non la soppressione della contrattazione o della valutazione. (Pubblico impiego — Fonti e principi (D.Lgs 165/2001 art. 1))

26. Nel sistema del D.Lgs 165/2001, la cosiddetta 'macro-organizzazione' (definizione delle linee fondamentali di organizzazione degli uffici e dei modi di conferimento della titolarità degli stessi) è disciplinata mediante:

  1. Atti organizzativi di natura pubblicistica (legge, regolamenti, atti amministrativi generali), distinti dagli atti di gestione dei rapporti di lavoro rimessi alla capacità del privato datore di lavoro
  2. Contratti collettivi nazionali di lavoro
  3. Ordinanze del Presidente del Consiglio dei ministri in ogni caso
  4. Provvedimenti giurisdizionali del giudice amministrativo

Le linee fondamentali di organizzazione (macro-organizzazione) restano atti di natura pubblicistica, distinti dagli atti di gestione dei rapporti di lavoro, riservati invece alla capacità privatistica del datore di lavoro pubblico. (Pubblico impiego — Fonti e principi (D.Lgs 165/2001 art. 2))

27. Il rapporto tra fonte legale e contrattazione collettiva nel pubblico impiego privatizzato, ai sensi dell'art. 2 D.Lgs 165/2001, prevede in linea di principio che:

  1. Successivi contratti o accordi collettivi possono derogare a disposizioni di legge, regolamento o statuto limitate ai dipendenti pubblici, salvo che la legge disponga espressamente in senso contrario
  2. La contrattazione collettiva non può mai derogare ad alcuna disposizione di legge
  3. Ogni disposizione di legge sul rapporto di lavoro pubblico prevale sempre sul contratto collettivo, anche se successivo
  4. I contratti collettivi hanno rango costituzionale

L'art. 2, comma 2, D.Lgs 165/2001 consente ai contratti collettivi successivi di derogare a disposizioni di legge limitate ai dipendenti pubblici, salva espressa esclusione legislativa. (Pubblico impiego — Fonti e principi (D.Lgs 165/2001 art. 2))

28. Le pubbliche amministrazioni, nell'esercizio dei poteri di gestione del rapporto di lavoro, agiscono:

  1. Con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, adottando atti di diritto privato, salve le competenze riservate dalla legge agli organi di governo
  2. Sempre mediante provvedimenti amministrativi autoritativi impugnabili dinanzi al TAR
  3. Solo mediante decreti del Presidente della Repubblica
  4. Solo previa autorizzazione della Corte costituzionale

L'art. 5 D.Lgs 165/2001 attribuisce alle amministrazioni, nella gestione dei rapporti di lavoro, la capacità e i poteri del privato datore di lavoro. (Pubblico impiego — Fonti e principi (D.Lgs 165/2001 art. 5))

29. Un'amministrazione adotta un atto con cui individua, in via generale e astratta, le linee fondamentali di organizzazione dei propri uffici e la distribuzione delle dotazioni organiche. Tale atto ha natura:

  1. Pubblicistica (atto organizzativo generale, riconducibile alla 'macro-organizzazione'), non negoziale
  2. Di diritto privato, assimilabile a un contratto individuale di lavoro
  3. Giurisdizionale
  4. Di contrattazione collettiva integrativa

Gli atti generali di organizzazione degli uffici (macro-organizzazione) restano atti pubblicistici unilaterali, distinti dagli atti negoziali di gestione del rapporto di lavoro. (Pubblico impiego — Organizzazione degli uffici (D.Lgs 165/2001 art. 2 e 6))

30. Un collaboratore chiede al proprio dirigente perché quest'ultimo possa adottare autonomamente atti di gestione senza attendere ogni volta indicazioni puntuali dell'organo politico. La risposta corretta, coerente con il D.Lgs 165/2001, richiama il principio di:

  1. Separazione tra funzioni di indirizzo e controllo, spettanti agli organi di governo, e funzioni di gestione, spettanti alla dirigenza
  2. Totale identificazione soggettiva tra organi politici e dirigenti
  3. Assenza di qualsiasi rapporto tra i due livelli
  4. Subordinazione della dirigenza al solo giudice amministrativo

Il modello dell'art. 4 D.Lgs 165/2001 si fonda sulla separazione tra funzioni di indirizzo politico-amministrativo e funzioni di gestione, di competenza autonoma della dirigenza. (Pubblico impiego — Distinzione politica-amministrazione (D.Lgs 165/2001 art. 4))

31. Ai sensi dell'art. 6 D.Lgs 165/2001, la definizione degli uffici e delle dotazioni organiche complessive deve essere effettuata, di norma, previa:

  1. Verifica degli effettivi fabbisogni e previa informazione delle organizzazioni sindacali, ove prevista dai contratti collettivi
  2. Delibera del Consiglio dei ministri senza alcuna forma di partecipazione sindacale
  3. Sentenza del giudice amministrativo
  4. Autorizzazione del Garante per la protezione dei dati personali

L'art. 6 D.Lgs 165/2001, nel testo vigente, richiede la verifica degli effettivi fabbisogni (piano triennale dei fabbisogni) e la previa informazione sindacale, ove prevista dai contratti collettivi, per la definizione degli uffici e delle dotazioni organiche. (Pubblico impiego — Organizzazione degli uffici (D.Lgs 165/2001 art. 6))

32. Il principio del cosiddetto 'primato della legge' nella disciplina del rapporto di pubblico impiego, rispetto al modello puramente privatistico dell'impiego privato, si manifesta in particolare nel fatto che:

  1. Numerosi istituti restano comunque disciplinati direttamente dalla legge (es. accesso per concorso, incompatibilità, responsabilità disciplinare e dirigenziale), non rimessi alla sola autonomia contrattuale
  2. La contrattazione collettiva è del tutto assente nel pubblico impiego
  3. Il rapporto di lavoro pubblico è sempre regolato da provvedimento amministrativo unilaterale
  4. Non esiste alcuna differenza tra pubblico impiego e lavoro privato

Nonostante la privatizzazione, istituti chiave come concorso, incompatibilità e responsabilità restano disciplinati direttamente dalla legge, a differenza del modello privatistico puro. (Pubblico impiego — Fonti e principi (D.Lgs 165/2001 art. 2))

33. Il potere di conferire e revocare gli incarichi dirigenziali e il correlato potere di direttiva politica rientrano tipicamente tra le funzioni:

  1. Di indirizzo politico-amministrativo degli organi di governo, nei limiti e con le modalità stabiliti dalla legge
  2. Di gestione ordinaria riservate esclusivamente alla dirigenza
  3. Giurisdizionali del giudice amministrativo
  4. Di controllo contabile della Corte dei conti

Il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali, entro i limiti di legge, rientrano nelle funzioni di indirizzo politico-amministrativo. (Pubblico impiego — Distinzione politica-amministrazione (D.Lgs 165/2001 art. 4 e 19))

34. Il Sindaco di un Comune emana una direttiva generale che individua gli obiettivi strategici dell'ente per l'anno, senza però indicare le modalità tecniche di attuazione né i singoli atti da adottare. Tale comportamento è coerente con il riparto di competenze tra politica e amministrazione?

  1. Sì, perché rientra nelle funzioni di indirizzo politico-amministrativo, mentre l'attuazione tecnico-gestionale spetta ai dirigenti/responsabili di servizio
  2. No, perché il Sindaco deve indicare anche i singoli atti gestionali da adottare
  3. No, perché la direttiva politica è vietata negli enti locali
  4. Sì, ma solo se approvata dal giudice amministrativo

La direttiva generale che fissa obiettivi senza entrare nel dettaglio gestionale è l'esatta espressione della funzione di indirizzo politico-amministrativo distinta dalla gestione. (Pubblico impiego — Distinzione politica-amministrazione (D.Lgs 165/2001 art. 4))

35. Il concorso pubblico si distingue da altre modalità di reclutamento perché si fonda sul principio del:

  1. Merito, attraverso una selezione comparativa dei candidati in base a criteri oggettivi
  2. Favore per la maggiore anzianità anagrafica, senza selezione comparativa
  3. Sorteggio puro tra gli aspiranti
  4. Cooptazione diretta da parte del dirigente

Il concorso pubblico è, per definizione, una selezione comparativa fondata sul merito e su criteri oggettivi, in attuazione dell'art. 97 Cost. (Pubblico impiego — Accesso al pubblico impiego (D.Lgs 165/2001 art. 35))

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